Bellezza, innovazione e musica: la triade viva della leadership a Ravello

Intervista di Marina Punzo su www.ildenaro.it

Parlare con Maurizio Pietrantonio, Direttore Generale della Fondazione Ravello dal 2015, significa incontrare un uomo che ha fatto della musica e della cultura non solo un mestiere, ma una vocazione. «Ho iniziato con il violino – racconta – e la musica mi ha insegnato la disciplina, l’ascolto e il rispetto dei tempi. Sono le stesse qualità che oggi cerco di portare nella gestione di una realtà complessa come Ravello». La sua carriera, maturata nei grandi teatri italiani, lo ha visto affrontare sfide difficili, come il risanamento del Teatro Lirico di Cagliari, ma sempre con la convinzione che l’arte sia, prima di tutto, una responsabilità verso la comunità.

La Fondazione Ravello, sotto la sua guida, custodisce Villa Rufolo, un luogo che non è solo bellezza architettonica e paesaggistica, ma una trama viva di storia e memoria. «Villa Rufolo non si può gestire solo con numeri e procedure», spiega. «Qui c’è un’anima che ti chiede attenzione ogni giorno, e il mio compito è permettere che questa anima continui a dialogare con il mondo». Non a caso, la Villa è diventata negli anni un simbolo riconosciuto a livello internazionale, capace di attrarre visitatori da ogni parte del globo.

Il Festival di Ravello, giunto quest’anno alla 73ª edizione, rappresenta il cuore pulsante di questa missione. Nato nel 1953, si è affermato come uno dei festival musicali più antichi e prestigiosi d’Italia, con un profilo internazionale che attira artisti e pubblico da tutto il mondo. Pietrantonio ne parla con orgoglio e una punta di emozione: «Ogni anno, quando si apre la stagione, penso al privilegio di poter offrire esperienze che resteranno nella memoria delle persone. Il Concerto all’Alba è l’esempio più evidente: vedere un pubblico silenzioso, in attesa che il sole sorga sul mare mentre l’orchestra inizia a suonare, è un momento che commuove anche chi lo organizza. Non è solo un concerto, è un rito di bellezza condivisa».

Accanto alla tradizione classica, il Festival ha saputo aprirsi ad altri linguaggi: jazz, contaminazioni artistiche e proposte innovative che hanno ampliato i pubblici senza snaturare l’identità della manifestazione. «Non ho mai creduto che innovare significasse rompere con il passato», dice Pietrantonio. «Innovazione è saper ascoltare i tempi, capire cosa la musica può ancora dire oggi, e avere il coraggio di proporre esperienze nuove in un contesto che ha secoli di storia».

Questa visione si traduce in una leadership che intreccia mente, cuore e macchina. La mente serve per pianificare con rigore, il cuore per dare senso e passione a ciò che si fa, la macchina per garantire che tutto funzioni con continuità ed efficienza. «Senza cuore non c’è entusiasmo, senza mente non c’è direzione, senza macchina non c’è concretezza. È l’equilibrio tra queste tre dimensioni che permette di costruire qualcosa che duri nel tempo».

Dietro l’uomo di istituzione traspare sempre il musicista che non ha mai dimenticato la lezione dei maestri e l’importanza della formazione. «Ho avuto insegnanti severi, ma capaci di farmi capire che la musica non era solo tecnica, era vita. Questo mi ha insegnato che nella leadership, come nell’arte, conta la coerenza e la capacità di coinvolgere. Nessun progetto vive se non riesce a parlare alle persone».

E così, tra i giardini di Villa Rufolo e le note che si alzano dal Belvedere, Ravello continua a essere non solo un luogo di incanto, ma un esempio di come bellezza, innovazione e musica possano farsi guida. Una triade che non appartiene solo a una città, ma che indica un cammino possibile per la cultura e per la leadership del futuro.