Maurizio Pietrantonio

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L'Estate Musicale Sorrentina

01/01/2006

Edizioni dal 1985 al 2005



Il Festival “Estate Musicale Sorrentina”, dal 1993 riconosciuto “di rilevanza internazionale” dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali Festival, è stato organizzato dall’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Sorrento-Sant’Agnello con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Generale per lo Spettacolo dal Vivo, dell’Assessorato al Turismo e Spettacolo della Regione Campania e del Comune di Sorrento. Dall’edizione del 1985 a quella del 2005, Maurizio Pietrantonio ha ricoperto ininterrottamente il ruolo di direttore artistico del Festival. Per molti appassionati, il Chiostro di San Francesco, sede abituale della manifestazione nel periodo da luglio a settembre, è divenuto nei tanti anni un appuntamento irrinunciabile per ascoltare giovani musicisti emergenti accanto alle maggiori espressioni del concertismo internazionale attraverso proposte musicali originali, programmi ricercati e classici inossidabili.

 

Da questo punto di vista, il Festival di Sorrento ha così rapidamente trasformato la sua vocazione semplicemente turistica, già avviata sin dagli anni ’70, in un punto di forte riferimento artistico per la regione e non solo. Già nel 1985, Pietrantonio metteva in campo il suo primo artista d’eccezione, il violinista Uto Ughi che sarebbe poi divenuto, dall’edizione 1988 fino a quella del 2005, Presidente onorario del Festival stesso. Vale comunque la pena curiosare nell’albo d’oro della rassegna per ritrovare la fitta serie di artisti divenuti presto ospiti assidui dei concerti del chiostro: Maria Tipo, Martha Argerich, Aldo Ciccolini, Michele Campanella, Cristina Ortiz, giusto per citare qualche pianista.



Sfuggendo poi alla logica delle mode, Maurizio Pietrantonio è riuscito, in più occasioni, a coinvolgere in Costiera complessi di prestigio su operazioni meno inflazionate, rivolgendo attenzione particolare, per esempio, ad un repertorio raffinato come quello barocco. E così al chiostro sono sfilati autentici specialisti del settore: Philip Pickett col New London Consort nell’allestimento, in prima esecuzione moderna, de "Le Delizie di Posillipo boscherecce e marittime", ed ancora, Jordi Savall con il complesso Hesperion XX, Frans Brüggen con gli Amsterdam Bach Solisten; e, sul versante italiano, I Solisti Veneti diretti da Claudio Scimone, la sempre più richiesta Cappella della Pietà dei Turchini di Antonio Florio, infine, nelle ultime edizioni l’ensemble Musica Rara con Arnold Bosman.

 

E’ un amarcord frettoloso, questo, che certo fa torto a qualcuno dei protagonisti del Festival. Tornano alla mente, tra gli altri, i volti di solisti storici: Shura Cherkassky e Sergio Fiorentino, ultimi grandi romantici; Severino Gazzelloni, prim’attore di un’edizione di oltre dieci anni fa; Tatiana Nicolaeva, elegante ed austera signora della tastiera, Dino Asciolla, ispirato interprete; Rosalyn Tureck, con Glenn Gould tra le più grandi menti bachiane di sempre.

 

Un altro capitolo da non trascurare è quello delle grandi voci ospitate: giusto per limitarci alle edizioni più recenti, parliamo di Barbara Hendricks, signora indiscussa del repertorio da camera, e di Ian Bostridge, forse il migliore liederista giovane tra i molti della scena internazionale. Quindi gli ensembles piccoli e grandi: il Quartetto di Tokyo, ad esempio, e le varie orchestre da camera, affidate, negli anni, a direttori del calibro di Peter Maag o Sandor Vegh, fino al più giovane Yuri Bashmet.

 

Sin qui la proposta classica. Ma l’Estate Musicale Sorrentina ha vissuto anche e soprattutto su intuizioni particolari che alla rassegna hanno conferito originalità e brio. Nell’88, per dirne una, si esibirono uno dopo l’altro Ivan Davis, Byron Janis, quindi lo stesso Cherkassky, per una straordinaria passerella di virtuosi "doc". L’anno seguente, un manipolo di donne in carriera: con la Argerich e la Nicolaeva, la giovanissima Hélène Grimaud ed Alice, già vincitrice di un Festival di Sanremo, alle prese con Fauré, Satie e Ravel. E sì, perché a Sorrento - per fortuna - le barriere troppo rigide tra generi musicali diversi, non sono mai esistite. Negli ultimi quattro cinque anni, infatti, ha trovato spazio nel cartellone tanto jazz, naturalmente di alta classe, con Michel Petrucciani, Martial Solal, Enrico Rava, Jim Hall, Joe Lovano, Richard Galliano, John Abercrombie e Michel Portal. Senza dimenticare un musicista a 360 gradi come Uri Caine, direttore della Biennale Musica di Venezia, sospeso tra jazz, classica e contemporanea. Nomi, tutti questi, convogliati su Sorrento sempre un po’ in anticipo rispetto a rassegne analoghe.

 

Proprio tra il repertorio cosiddetto “colto” e quello “popolare”, in quello spazio di confine sempre più frequentato dai musicisti e sempre più apprezzato dal pubblico, l’Estate Musicale ha saputo muoversi con intelligenza, proponendo operazioni di fusion rivelatesi vincenti: pensiamo a Luis Bacalov ed alla sua musica "sincretica", a Rava che gioca con Puccini, o al pianista americano John Bayless che rilegge i Beatles con modi bachiani; pensiamo ancora ai Salonisti, tra valzer e new age, ma anche a quelle due splendide band, invitate in anni successivi, che sono i London Brass ed i Canadian Brass. E ancora Alexander Balanescu col suo quartetto di lusso, o, spostandoci sul versante dell’etnica, Le mystere des voix Bulgares, un gruppo che è la sintesi di tutto quanto faccia spettacolo. Infine merita un cenno l’attenzione rivolta da Sorrento a Gian Maria Testa, da solo, con Tesi o con Brunello: cantautore e poeta aperto a mille esperienze.

 

La storia dell’Estate Musicale Sorrentina, alla luce dei successi fin qui descritti, è infine proseguita in una passerella ancor più recente ove si sono succeduti il pianista finlandese ed i Solisti di Mosca, Till Fellner, Joshua Bell, Jean Yves Thibaudet, Arcadi Volodos, Benedetto Lupo, Francesco Nicolosi, Pietro De Maria, la cantante Kim Criswell, Christian Zacharias, la violinista Leila Josefowicz, Ivan Moravec, Pieter Wispelwey, il jazz internazionale di Jim Hall, Joe Lovano, Richard Galliano, Lee Konitz, Bill Frisell, Paul Bley e Paolo Fresu. Poi, il curatissimo ed esclusivo omaggio a Rudolf Nureyev nel decimo anniversario della morte, arricchito da immagini, musica e dalle parole di Carla Fracci, ospite d’onore. Una produzione, quest’ultima, firmata dal Festival, sottratto non a caso ad una logica di mera distribuzione e proiettato, tra l’altro, verso collaborazioni stabili sempre più prestigiose, come quella in ultimo con Salvatore Accardo di nuovo a Sorrento dopo lunghissima assenza, con la quale si concludono con successo 20 anni dell’appassionato lavoro al Festival di Sorrento di Maurizio Pietrantonio.